Una finestra su Buenos Aires

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- Maria occhi mani e scatola magica -
Nelle strade di Buenos Aires ci vado spesso, in sogno, mi capita. E quando ci torno davvero, le gambe indovinano facilmente le buche, gli angoli, le insegne, i profumi che ho seguito nelle mie notti, le case dipinte da murales delle strade appena dietro Corrientes, la fabbrica dei sigari, i negozi musicali dove i bandoneon usati si vendono a prezzo d’amatore e sento il profumo del pomodoro e della cipolla di questi splendidi loft adibiti a ristoro dove nessuno ti chiede di andar via se mangi poco. C’è tanta gente seduta ai tavoli di legno dei piccoli ristoranti, la guardo dalla strada, invidioso del loro tempo lento incurante della crisi. Mi piace pensare che in questa città puoi dare appuntamento ad un amico e non attenderlo per strada, ma entrare e sederti, perché da fuori può riconoscerti, dando un’occhiata in quelle pareti di vetro. Lui picchia con le dita e tu con un sorriso gli fai segno di entrare e comincia il rito dell’incontro. A Baires gli occhi non si fermano mai. Le pareti sono regolarmente stracariche di quadri e foto, ci sono immagini dappertutto, nei colori della grafica notturna delle bande giovanili, nei portoni bui, fin dentro la Boca che respira arte e ti abbraccia con le sue case povere di lamiera, ma sempre colorate. Nulla è anonimo. Bevo una birra e l’appoggio su un tavolo pieno di graffi, le pareti di pino scuro sono strade di geroglifici e non ho più sete; guardo ammirato le due signore che prendono il te proprio di fronte, vestite come ad un gran gala pure se il bar è semplice, mentre il sole del pomeriggio di San Telmo le accarezza sulle rughe addolcite.
Maria non se ne perde una, osserva e scrive, è tutta occhi e mani nel caleidoscopio in cui si è immersa dopo un giorno di viaggio e prende Baires come una boccata d’aria fresca, con gli occhi spalancati dei bambini dei barrios. E’ felice di avere trovato colori e ispirazione nella città del fiume, del ponte, tra le nuove case borghesi e le baracche delle periferie che resistono, ha capito che qui c’è nuova vita perché un tempo c’è stata tragedia e la gente non scomparirà mai più in silenzio. Così lei osserva i rumori della strada, vede il suono della voce di Paco che trascina il suo carretto di rifiuti e fissa la sua barba, i suoi occhi di brace e i muscoli tesi, dalle sue foto sembra di sentire il racconto della povertà dignitosa. Maria è venuta da Napoli a Baires per catturare la vita che qui riaffiora dopo anni di silenzio, come si prende una farfalla, e vuole metterla in una scatola di vetro per osservarla, per capire da dove si comincia e lo fa con lo stesso garbo ostinato di chi tenta di assemblare un puzzle che non ha fine.
Per certi versi Baires è inafferrabile, tra giorno e notte, centro e periferia, vecchi e giovani, poveri e borghesi, non c’è modo di capire dove si accende la luce in questa stanza enorme, è un labirinto di strade che ti portano dentro uno di quei giochi situazionisti dove una botola ti fa tornare dietro nel tempo e un’altra ti proietta nel futuro prossimo. E’ difficile definirla e quando credi di averla semplificata lei ti fa uno sberleffo. E allora Maria apre tutte le porte o almeno cerca di farlo, gira come una trottola dentro il gioco dell’oca delle quadras e non vuole saperne di fermarsi, sembra che il fatto di arrendersi non le attraversi la mente nemmeno per un attimo e man mano che va avanti, la città-gioco si allunga sotto i suoi scatti, si allarga nel suo grandangolo, si appiattisce in una zoomata e si prende gioco di lei. Ma lei ha la sua scatola magica appesa al collo e sembra che un dio pagano le dia la forza di non stancarsi mai.
E’ sera, il marciapiede lo senti sotto come una poltrona, ma la scatola di Maria è sempre lì che inghiotte il respiro della metropoli latina, restituisce nella memoria la luce del giorno che è passato. Maria sorride piano, guarda il suo lavoro di collezionista, accarezza con gli occhi le sue farfalle luminose che volano sul piccolissimo schermo della sua macchina fotografica e riprende a pianificare il giorno che verrà. La metropoli non l’ha sconfitta. Attorno a lei ci sono mille Paco che nel silenzio della notte trascinano cartoni, bambini, bambine, uomini e donne che afferrano la dignità della vita per i capelli, si fermano solo un attimo per fumare una sigaretta all’incrocio di Florida e parlano piano fra di loro, giocano con una palla di pezza, hanno la stessa faccia scura della notte e scivolano via senza fare rumore. Baires è viva. Povera, ma viva e non molla, non vuole padroni.
Come Maria che non sente ragioni. Guarda lontano, conta le avenidas da esplorare, i numeri delle quadras, le ore che mancano al giorno e la luce che verrà…. Andiamo?

Maurizio del Bufalo 

 

www.cinenapolidiritti.it

 

Mostra Fotografica Archivio Fotografico Parisio - A cura del Festival del Cinema dei Diritti Umani Napoli/Buenos Aires - 2010

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 



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