La scuola sul fiume

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Ho visto una scuola senza tempo

Lo scuola-bus che ci aspetta è un battello che risale la corrente e raccoglie i bambini, con la luce del sole del mattino che filtra tra gli alberi spogli delle rive ed entra dai finestroni aperti sull’acqua come un riflesso, attraversa il ponte e illumina visi di giovanissimi alunni che, ad ogni fermata, sorridono ai compagni che aspettano in fila sul pontile, mentre il motore rulla tranquillo, la barca si avvicina e il marinaio (poco più di un ragazzo) lancia la gomena sull’imbarcadero …. è un mattino qualunque al Tigre, appena fuori Buenos Aires, ma se chiudi gli occhi e fai conto sui rumori, potresti essere a Venezia, tra gli isolotti soffusi dalle brume invernali.

Le case del Tigre, silenziose presenze tra gli alti tronchi grigi, dolci e accoglienti, appaiono improvvise ad ogni ansa del rio, le indovini fresche al sole dell’estate e ospitali coi camini accesi nell’inverno della pampa, guardiani del corso d’acqua, con le mamme alle finestre, eppure qui i bambini non hanno paura, sul fiume si sentono come a casa e camminano da soli tra i boschi.

La scuola, manco a dirlo, è una sorta di palafitta, un villaggio che galleggia nel verde di felci umide, con le aule linde, fatte di pareti di legno e stufe che sbuffano vapore e di umori domestici che salgono dalle cucine; noi adulti, in un angolo, stiamo in piedi a guardare le immagini delle nostre periferie urbane, troppo piene di asfalto e cemento, raccontate dai cortometraggi di Gianluca. Gli studenti, giovanissimi, a momenti cadono dalle panche strapiene, attenti al regista che parla della sua città lontana e dei suoi bambini infelici tra grattacieli a forma di vela, inutilmente assolati.

Nel buio della sala o nella luce del fiume, i nostri occhi sono quelli di Maria, i suoi scatti, i chiaroscuri, i lampi di sole tra i rami, i volti sorpresi dei piccoli studenti, lo sguardo della preside che ci parla con orgoglio del suo lavoro e sembra non voglia più separarsi da noi.

Catturiamo immagini di serenità da riportare nelle nostre tristi città, mai come adesso mi sento povero. 

Appena fuori, il fiume torna ad impossessarsi di tutto, col suo silenzio e i colori morbidi dell’autunno argentino, le voci ormai lontane, come la nuova estate. Un salto e siamo a bordo e, dopo poco, la scuola scompare alla vista, il battello procede verso la stazione e il mondo torna ad essere pieno di adulti tutti uguali.

E’ stata tutta un’illusione, quei bambini sereni sono un sogno, sono farfalle luminose che Maria tirerà fuori dalla sua scatola magica quando vorrà raccontarci la sua prossima storia…. 

Maurizo Del Bufalo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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