Guardami

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" Un estetica nobiliare della verità ( non solo fotografica) che vuole respingere l'infelicità dappertutto...

 

 

Quella di Maria è una fotografia della condivisione...riporta in superficie ciò che le istituzioni hanno cercato di sotterrare..non è solo una fotografia in amore verso gli esclusi...è anche una fotografia di denuncia ( ma senza le menzogne o le furbizie idiote della fotografia giornalistica spesso a libro paga della politica, della finanza..,anche quella più sporca) che si schiera dalla parte della giustizia e della bellezza...

 

 

Quando gli uomini e le donne si accorgeranno della fame di bellezza che c'è nei loro cuori..ci sarà la rivoluzione nelle strade della terra "

 

PINOBERTELLI 

 

 

 

 

 

MASSERIA DEL POZZO 

 

 

 

 

Siamo alla periferia di Giugliano in Campania, la terza città della Campania per ordine di grandezza e uno dei capoluoghi della terribile “terra dei fuochi”. Siamo al campo rom di Masseria del Pozzo. Dopo anni di spostamenti e sgomberi, dai campi della zona Asi di Giugliano,in cui hanno vissuto per quasi trent'anni,alla circumvallazione esterna, circa quattrocento persone sono state "sistemate" in un area attrezzata di fronte una discarica dismessa. Quando dieci anni fa iniziai a documentare le condizioni disumane in cui vivevano queste persone, mai avrei immaginato che il futuro avrebbe riservato loro una situazione tanto assurda. Avevo venticinque anni  quando ho conosciuto la vita di questa gente. Un giorno qualunque accompagnai mia zia al lavoro nella zona Asi di Giugliano, vidi delle baracche, bambini sorridenti che correvano a piedi scalzi. Li guardai di sfuggita dal finestrino dell’auto, quella striscia di terra era sempre più grigia… Dovevo tornare in quel luogo e tra quella gente senza un vetro che ci separasse... Il futuro di questa terra  è ormai conosciuto da tutti , e ultimi degli ultimi i rom sono stati  messi qui, a ridosso di una discarica che emana gas, nel silenzio e nell’indifferenza, come tutta la gente di questa terra avvelenata… questa terra nera che anche in quest’autunno accoglie le sue mele che aspettano di arrossire alla luce del sole.  

 

 

 

Non ho mai voluto fermare il mio sguardo sui volti dei bambini, spesso si percepiscono le loro foto come uso sfacciato di pietà e commiserazione, ma questa volta non ho esitato. Questi bambini dal calar del sole,per tutta la notte, non riescono a respirare, le loro notti sono insonni.Questi bambini da mesi presentano escoriazioni sulla pelle e attendono una visita medica.Il mio sguardo si è fermato su di loro perché voglio che i loro occhi siano guardati attentamente, perché nessuno possa dire: io non ho visto.

 

 

 

 La commisione dei Diritti umani, dopo la consegna del dossier preparato da attivisti del festival del cinema dei diritti umani di Napoli,5 marzo 2014, fa visita al campo rom di Masseria del Pozzo. Ad oggi attendiamo ancora che questa gente abbia diritto alla vita.

 

 

GUARDAMI 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il super eroe 

 

 

 

 

 
 Guardami: una mostra cancellata ma presente.

 

 

 di Maurizio Del Bufalo - Festival del cinema dei diritti umani di NApoli

 

 

Sabato sera 7 dicembre, al Palazzo delle Arti, mentre fuori le strade del centro di Napoli erano piene di gente occupata a comprare i regali di Natale, una piccola comunità, raccolta nel buio silenzioso della sala convegni dell’austero Palazzo di via dei Mille, si interrogava sul perché ci siano ancora zone franche per i diritti, appena fuori della porta di casa, protette da un inquietante silenzio.

 

 

 

Maria di Pietro, fotografa del Festival, ha realizzato, a partire da maggio scorso, una mostra fotografica di 35 scatti, sui bambini rom del campo di Masseria del Pozzo, che avrebbe  dovuto aprirsi ieri sera e che, invece, ha accettato di cancellare. Lo ha fatto, di concerto con gli organizzatori del Festival, per assecondare le paure dei loro genitori, che pure avevano concesso di mostrarle, onde evitare qualunque problema per le famiglie interessate, anche soltanto ipotizzabile. Allo stesso modo sono state cancellate dal catalogo del Festival tutte le immagini, anche quelle più indirette, che riguardavano i bambini feriti. Una sorta di autocensura che abbiamo praticato con grande amarezza, perché quelle foto denunciano un crimine nascosto che reclama giustizia.

 

 

 

Il fotografo Pino Bertelli, presente alla serata di ieri, ha voluto commentare affettuosamente l’opera di Maria, già vincitrice del concorso fotografico del Festival nel 2008 con un servizio fotografico sui piccoli dei campi di Giugliano, da anni impegnata nella denuncia delle situazioni in cui vivono i Rom.

 

 

 

Abbiamo il sospetto che qualcuno, oltre a voler censurare una libera espressione artistica, abbia avuto timore della grande potenzialità di denuncia che quelle foto esprimono e abbia instillato nei genitori una irragionevole paura, su un improbabile intervento dei servizi sociali ai danni dei minori in questione. Per questo, il Festival continuerà a cercare le modalità giuste per parlare ancora del crimine nascosto, per dare voce a questi bambini minacciati, dimenticati da tutti, che sopravvivono a un passo da casa nostra.

 

 

Fidiamo che, presto, le foto di Maria troveranno altri spazi da cui parlare alle coscienze e ai cuori di tutti gli uomini onesti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL NATALE DEI BIMBI NELLA DISCARICA

 

 

 

 

articolo su Repbblica del 24 dicembre 2013

 

 

 

 

Appena tornata, Manuela porta fiera la sua foto con Babbo Natale. La fa vedere a tutti. L'ha fatta fuori al grande centro commerciale. È fiera e felice. Gli altri bambini stanno giocando con Yasmine che ha improvvisato una caccia al tesoro con disegnie colori. Qualcuno consegna anche una letterina dei desideri. È un vociare festoso, allegro, con gli sguardi carichi di stupore. Quello che solo i bambini sanno regalare. E qui sono tanti, più di duecento. Qui, tutt'intorno non ci sono lucine, ci sono fogne intasate che lasciano fuoriuscire i liquami da mesi senza che nessuno dal Comune intervenga; qui non ci sono luminarie, c'è un fosso dal quale fuoriesce, a ciclo continuo, biogas come geyser; qui non ci sono addobbi di festa, c'è una delle discariche dell'Area Vasta Masseria del Pozzo Schiavi, con il suo carico di veleni certificato finanche nel Piano Regionale Bonifiche. Qui siamo al campo rom che per oltre trecentomila euro il Comune di Giugliano, già commissariato, ha allestito per superare la cosiddetta emergenza dell'esodo forzato della comunità rom sgomberata dalla zona Asi, costretta a un esodo durato mesi lungo la circumvallazione esterna, impossibilitata a fermarsi in ogni dove per le proteste violente degli autoctoni.

 

 

 

 

Lo sgombero dall'area industriale era avvenuto per inderogabili ragioni di carattere ambientale. Evidentemente superate dalla scelta dell'insediamento nella discarica di Masseria Del Pozzo che doveva essere provvisoria, ma i termini sono già stati tutti abbondantemente superati. Qualche giorno fa la commissione parlamentare antimafia ha visitato quest'area. Le auto blu si sono fermate lungo il perimetro del campo. Deputati e senatori non sono scesi dall'auto, per ragioni di sicurezza sembra, ma il presidente Rosy Bindi ha promesso il suo intervento e il suo ritorno entro febbraio, si è detta sdegnata, ha affermato di aver visto cose inaccettabili, finanche bambini giocare sulla discarica. In realtà quei bambini vivono sulla discarica, con tutte le conseguenze sanitarie, visibili direttamente sui loro corpi, come testimoniano le foto di Maria Di Pietro e ha ribadito anche il commissario per le bonifiche Mario De Biase. De Biase, che ha accompagnato i parlamentari, qualche giorno prima, nel corso della giornata dedicata dal Festival del cinema dei diritti umani di Napoli a questo "crimine nascosto", aveva confermato la follia della decisione di insediare 500 persone in quel luogo dove la vita umana è incompatibile con il disastro ambientale. Sempre in quella giornata del Festival, Mario Leombruno e Luca Romano, giovani reporter campani, hanno presentato il documentario "terrapromessa" (dalla beffarda scritta realizzata all'esterno del campo) che, pur con grande delicatezza, per ventisei minuti chiude lo stomaco in un pugno restituendo, con immagini e testimonianze, lo scandalo di civiltà che si sta perpetrando. In questo documentario, con alle spalle il geyser di biogas, Alex Zanotelli, che segue da tempo la vicenda di questa comunità, afferma che solo quanto da lui visto a Korogocho può rappresentare un termine di paragone. Qui, però, siamo a Giugliano di Napoli, che pure dovrebbe far parte dell'Italia, e dell'Europa. Ed effettivamente, secondo i componenti della commissione straordinaria di Giugliano, intervistati da Leombruno e Romano, quel campo risponde ai dettami europei, e loro comunque possono farci poco, affermano, perché non hanno fondi. Nel frattempo vantano di aver fatto partire un progettino di prescolarizzazione. I bambini vengono portati da alcune maestre un paio di volte a settimana.

 

 

 

 

Classi differenziate per rom. Dicono che è un percorso necessario per l'inserimento scolastico vero e proprio, quello nelle scuole dove, come dice in "terrapromessa" un ragazzo del campo, stanno i bambini regolari. Loro non lo sono, per loro la scuola, quella vera, resta chiusa, loro restano ad abitare la discarica, anche a Natale.

 

 

 

 

Cristo, forse, oggi sarebbe nato qui.
 

 

 

 

 

ANTONIO ESPOSITO

 

 

  

 

 

 

Un grazie affettuoso alla comunità Rom di Masseria del Pozzo di Giugliano

 accogliente e paziente con il "mio" popolo.

 

m.

 

 

Le fotografie qui pubblicate sono coperte da copyright ed ogni riproduzione, anche parziale,è soggetta ad autorizzazione. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.



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